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27 luglio 2011

Fare cultura, tra arte e design

Nell’ambito dei corsi di Industrial e Interior Design dell’Istituto Europeo di Design di Torino, l’insegnamento di Fenomenologia dell’arte contemporanea è stato un esperimento: la ricerca di un metodo che mettesse in relazione la creatività insita nel lavoro di progettazione industriale (e più in generale del design) con quella relativa ai processi dell’arte contemporanea.

Il concetto di progetto è stato il termine attorno al quale far ruotare riflessioni teoriche e pratiche, nel tentativo di unire senza soluzione di continuità indagine concettuale e applicazione pratica, in un’ottica che Marco Valente, coordinatore dell’area di design, sta portando avanti con competenza, convinzione e buona dose di coraggio. 
Il mio impegno come docente e quello degli studenti è stato condiviso: la creazione di un metodo nuovo si è sviluppata da sollecitazioni venute da entrambe le parti; dubbi e domande sono serviti a focalizzare con maggior precisione un campo di studi interdisciplinare ancora giovane e di cui scarseggia la bibliografia.
Inoltre, lo stimolo concreto che l’azienda E++ ha fornito attraverso una committenza reale è stato capitale: formare idee applicabili ad un campo specifico di produzione, confrontarsi con le strutture, i meccanismi, la terminologia alla base dell’idroelettrico e nel contempo abbracciare la libertà che solo la creatività artistica può fornire, sono stati input ricchissimi di stimoli intellettuali e complessità oggettive da sciogliere. Non da ultimo, la presentazione dei progetti alla rivista BioEcoGeo, uno sguardo esterno capace di valutare la creatività come rispettosa convivenza tra innovazione tecnologica in dialogo con gli elementi naturali, ha funzionato da ulteriore stimolo e banco di prova per una ricerca indirizzata alla comunicabilità e attualità delle proposte sviluppate. Per arrivare a queste ultime, e alla loro presentazione al di fuori delle mura scolastiche, il percorso è stato lungo. Siamo partiti dall’elaborazione di una mappa mentale evocativa: immagini, parole e suoni che potessero definire il tema dell’acqua come fonte di energia nell’immaginario collettivo. Stabiliti alcuni termini chiave, utili ad evocare nel modo più largo possibile il concetto di acqua/fonte/energia (prima nei loro significati separati e poi congiunti), abbiamo definito alcuni canali operativi entro i quali direzionare le ricerche.
Da parte mia, alcuni esempi mirati nel campo dell’arte contemporanea si alternavano a suggestioni in quello del design per fornire spunti relativi all’importanza del concetto di progetto come traduzione di un’idea attraverso dispositivi efficaci, capaci di sollevaremeraviglia e sete di conoscenza nel fruitore.
   

I risultati sono stati sorprendenti per la diversità, la coerenza e la pregnanza delle scelte, nelle tecniche di realizzazione e nell’elaborazione delle accezioni con cui il concetto di acqua come fonte di energia è stato declinato. Dopo la lezione tecnica a cura di E++, c’è chi si è lasciato ispirare dalle leggi fisiche che governano la meccanica di una centrale idroelettrica: il salto dell’acqua che crea potenza e quindi energia tradotto in installazione artistica ambientale, capace d’illustrare in forma poetica il carattere pulito e rinnovabile di quella energia: le installazioni cinetiche Dropping life di Lapo Germasi, Francesco Massimello e Vicktor Pukhov; Don Quijote di Margherita Buzzi, Lorenza Soddu e Pierandrea Vasi; Water Clock di Eugenio Barra e Gregorio Fracassi, e la proiezione Blueturbine di Alessandra Clerici. C’è chi ha disegnato interi ambienti percorribili per sollecitare i cinque sensi: La goccia e il singolo di Luana Rostagno e Stefano Spinella; The Tube di Giulia Papurello, Tatiana Prato e Eleonora Rosci o delicati ambienti sonori come Il suono, testimone dell’energia di Elisa Bossotto; chi si è dedicato alla creazione di gadget e viral come Energy Drink di Michele Albera e Giorgia Fraterrigo; Empowering People di Matteo Marzuoli e Alessia Perotto o la performance a carattere ecologico Lascia scorrere la ricchezza di Alessandra Cocirio, Francesco Dazzara e Luca Olivero. C’è ancora chi ha deciso di lavorare sulle dicotomie che i termini acqua e energia sollevano: acqua versus fuoco per il video di Valentina Rulfi Il fuoco energico dell’acqua o forza vitale-forza distruttiva per la progettazione architettonicaSign di Francesca Bruno, Federica Gatti, Laura Marocchino e Rosa Pinna Pintor; e infine chi ha riflettuto sul concetto di energia come onda generatrice di vita come Denise Giglio e Cristina Trevisan con l’illuminazione per interni Diamo alla luce o Alessandro Barra, Mariella Pepe e Marica Vizzuso con l’installazione video sui mutamenti fisici del corpo umano Onda vitale. Alcuni di questi lavori sono maturi per un ulteriore passo in avanti. Grazie alla loro interdisciplinarità possono funzionare nell’ambito dell’evento artistico o come prototipi per il mercato del Design, tutti votati allo scopo di “mettere in moto riflessione e immaginazione […], cioè fare cultura, ovvero dare senso a conoscenze e averne consapevolezza”, come citano i curatori della mostra HappyTech, momento di riflessione importante sul rapporto uomo-macchina e natura-tecnologia a lungo approfondito durante il corso di Fenomelogia delle arti contemporanee all’Istituto Europeo di Design di Torino.