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03 settembre 2012

Rinnovabili, l’Italia perde posizioni

Il momento per le energie rinnovabili non è dei migliori in Italia: tra tagli degli incentivi, problemi burocratici e una palese ostilità di una parte del mondo politico ed economico, il settore in questi mesi sembra aver perso quello slancio che lo caratterizzava sino a non molto tempo fa. Una conferma è arrivata dall’ultima edizione del rapporto trimestrale “Renewable Energy Country Attractiveness Indices” di Ernst & Young, una vera e propria classifica sulle nazioni che attirano più investimenti nelle energie pulite.
L’Italia, nell’ultimo trimestre, è scivolata in settima posizione, rispetto al quinto posto dell’ultima rilevazione: il nostro Paese sconta infatti un peggioramento in tutti gli indicatori presi in esame, ossia eolico,fotovoltaico, Csp, biomasse, geotermia e infrastrutture.
L’Italia sconta, in particolare, il peggioramento delle condizione economica complessiva, che comporta ulteriori difficoltà per l’accesso al credito, cruciale per i grandi progetti verdi. Un ulteriore elemento di freno è rappresentato dal quinto Conto energia, con i suoi rigidi cap che freneranno ulteriormente lo sviluppo del settore solare.
Un motivo di speranza è rappresentato dalla ormai raggiunta grid parity nel Sud Italia, condizione che dovrebbe consolidarsi in futuro anche per la continua discesa dei prezzi di celle e moduli.
Il primo posto della classifica Ernst & Young è saldamente in mano alla Cina, che ha aumentato a 50 GW il suo target di capacità fotovoltaica al 2020, anche grazie al consolidamento del mercato interno.
Gli Usa restano al secondo posto ma perdono punti nell’indice generale e sono ormai a pari merito con la Germania: le vicine elezioni di novembre, con i repubblicani pronti a ridiscutere il sostegno pubblico alle rinnovabili in caso di vittoria, mettono incertezza all’intero settore.

La Germania, al contrario, nonostante il recente taglio degli incentivi complessivi al solare, ha introdotto sussidi più alti del previsto per il fotovoltaico di media taglia (10-40 kW) e, per quanto riguarda l’eolico offshore, ha istituito un regime che risarcirà gli operatori dalle perdite determinate dalle inefficienze di rete.
L’India resta al quarto posto della classifica ma i numerosi blackout della scorsa estate, che imporranno un ammodernamento della rete elettrica del Subcontinente, potrebbero in qualche modo condizionare lo sviluppo degli investimenti nelle fonti pulite.
La Gran Bretagna, infine, risale in quinta posizione per effetto dei programmi pro rinnovabili annunciati dal Governo di Londra lo scorso trimestre.
   

Fonte: Tekneco
Autore: Luigi Torchiani