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07 settembre 2012

Efficienza al 50%. Forse

Tra due anni gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno riqualificare almeno il 3% ogni anno dei propri edifici pubblici. Si tratta di uno degli impegni derivati dalla nuova direttiva in materia di efficienza energetica, per raggiungere l’obiettivo della riduzione del consumo energetico del 20% entro il 2020. Si tratta di un patrimonio immobiliare enorme, dal quale possono derivare risparmi energetici e opportunità di crescita per il  mercato dell’edilizia, ammesso che non arrivino deroghe all’obiettivo da Bruxelles a causa della crisi.
“La direttiva dimostra l’attenzione delle istituzioni europee verso le tematiche del risparmio energetico, in particolare degli strumenti e delle soluzioni applicabili al parco edilizio esistente, responsabile da solo del 36% di emissioni di CO2. – afferma Carlo Boschieri, presidente di Fivra, Fabbriche isolanti vetro roccia associate – La presenza di misure obbligatorie per il settore pubblico servirà da esempio e da volano per promuovere nel lungo termine la domanda di prodotti e servizi energetici efficienti”.
Però secondo il rappresentante degli industriali “serve un quadro normativo stabile e certo”.
Cosa che a livello nazionale, grazie alla detrazione del 55%, ha agevolato in questi anni il percorso verso una maggiore efficienza ma rischia di fermarsi. Per Fivra, infatti, “la misura ha perso efficacia nel decreto ‘Decreto Sviluppo’, in cui le detrazioni per la riqualificazione energetica degli edifici sono state equiparate alle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie, cui si aggiunge la mancata stabilizzazione del sistema di detrazioni per la riqualificazione energetica”. Se da un lato, infatti, a parole l’efficienza energetica sembra essere un driver dell’azione di Governo, dall’altro si riscontrano continue misure tese a scoraggiarle, mentre dall’altro si continua a indicare il calo dei consumi energetici come ‘sintomo’ della crisi.
”Una corretta politica di lungo termine per l’efficienza energetica contribuirà alla sensibile riduzione degli sprechi, affrancando il nostro Paese dalle preoccupazioni relative alla sicurezza dell’approvvigionamento di energia – aggiunge Boschieri – e rafforzando significativamente l’economia attraverso la creazione  di posti di lavoro, rimettendo in campo migliaia di lavoratori  attualmente inattivi e a carico della fiscalità collettiva, nella prospettiva di un rilancio della competitività economica nazionale”.
La raccomandazione della Fivra è quella di ”sostenere il settore dell’edilizia attraverso un quadro giuridico definito e certo, che preveda una correzione delle misure contenute nel Decreto Sviluppo, stabilizzando il sistema delle detrazioni per la riqualificazione energetica e introducendo la possibilità di modulare le rate di rimborso da 5 a 10 annualità”. Una serie di misure che forse non saranno sufficienti per rimediare al gap introdotto con l’equiparazione tra le ristrutturazioni energetiche e quelle ordinarie, con le prime che finiranno per costare di più visto il maggior costo dei materiali e la presenza dell’obbligo di certificazione.
Forse sarebbe stato meglio utilizzare il lavoro svolto da Enea con il 55% Plus nel quale era previsto il prestito agevolato, vero volano per le ristrutturazioni, sia per i cittadini, sia per i condomini.
Cosa che avrebbe consentito ristrutturazioni più importanti di quelle che hanno caratterizzato la maggioranza degli interventi degli anni passati che si sono concentrate sugli infissi.
 

Fonte: Tekneco
Autore: Sergio Ferraris